Udine: il museo abbandonato

Tiepolo-caduta-completo-200x300C’è un tesoro meraviglioso nella città di Udine, in pieno centro: il Palazzo patriarcale o arcivescovile. Da tutto il mondo vengono a visitarlo, ma gli udinesi lo ignorano e, a maggior ragione, i friulani.
C’è una sola attenuante per un simile disinteresse: si tratta, nell’immagine diffusa fra la gente, di una residenza privata, della “Cjase dal Vescul”, ma bisogna dire che è aperta al pubblico dal 1995, e da quasi vent’anni si intitola “Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo”.
Vediamo allora di attirare l’interesse dei lettori su un luogo e su un’istituzione che quest’anno festeggerà i vent’anni di vita.

Partiamo dal palazzo, sede del Patriarca d’Aquileia fino al 1751 e da allora dell’Arcivescovo di Udine. Per circa due secoli, cioè dal 1221 (trasferimento di Bertold von Andechs da Cividale a Udine) al 1420 (inizio della dominazione veneziana), i Patriarchi risedettero nel Castello di Udine, che era stato confermato in loro possesso da Ottone II nell’anno 983. Ma a partire da quell’anno furono costretti a chiedere ospitalità in qualche palazzo della Città (in Via Aquileia, in Via Rauscedo, in Via Manin) evitando comunque i lunghi soggiorni: essendo sempre aristocratici veneziani, preferivano rimanere nei loro palazzi sul Canal Grande.
Soltanto nel 1524 si pensò di aggiungere un edificio a sud della Chiesa e della Casa di Sant’Antonio (un ospedale voluto da Bertrando verso la metà del Trecento) per destinarlo a dimora del Patriarca, che fu ampliato sul principio del Seicento, ma si dovette attendere gli inizi del Settecento per vedere il palazzo nella forma attuale. Fu Dionisio Delfino che volle completarlo e arricchirlo con una straordinaria biblioteca, chiamando poi a dipingere pareti e soffitti pittori di eccezionale valore, come Giovanni Battista Tiepolo, Ludovico Dorigny e Nicolò Bambini. Rimase tuttavia intatta una sala della struttura cinquecentesca, dipinta a “grottesche” da Giovanni da Udine, allievo di Raffaello.
Il museo Diocesano. Basterebbero le architetture e le pitture per fare della residenza un “oggetto” prezioso, da visitare e da ammirare, ma c’è molto altro da vedere: la straordinaria raccolta di opere d’arte del Museo Diocesano.

Il Museo d’Arte Sacra fu istituito e allestito nella sede del Seminario, in Viale Ungheria, Grottesca Cnel 1963, quando era arcivescovo di Udine mons. Giuseppe Zaffonato, per riunire in un’unica sede sculture e arredi che, nelle chiese di paese, correvano il rischio del furto, della dispersione o dell’oblio. Ma dopo il terremoto del 1976 mons. Alfredo Battisti decise di destinare ad abitazione dell’Arcivescovo il piano alto del palazzo patriarcale, per consentire l’allestimento del Museo d’Arte Sacra nei sottostanti piani nobili, che furono aperti al pubblico. Prese corpo così una straordinaria esposizione permanente di opere d’arte, che include le sale affrescate dal Tiepolo, la sala delle grottesche di Giovanni da Udine, la Biblioteca Delfiniana del 1710 (già allora aperta al pubblico per volontà del Patriarca) e un ricco patrimonio di opere prodotte per chiese e monasteri: sculture lignee, dipinti devozionali, paramenti, libri e arredi sacri. La trasformazione di gran parte del palazzo arcivescovile in sede del Museo Diocesano d’Arte Sacra, avvenuta ufficialmente nel 1995, dev’essere quindi vista come un grandissimo dono dell’Arcidiocesi alla Città di Udine. Ma affinché il dono dia i suoi frutti, bisogna che gli udinesi lo frequentino, lo conoscano e ne diffondano la fama. È grazie a quel dono che Udine è diventata per tutti e a pieno titolo la “Città del Tiepolo”, felice definizione coniata da Vittorio Marangone intorno al 1971, quando stava per iniziare la grande mostra a Villa Manin di Passariano.

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