Letture da metroopolitana

Da qualche giorno ho ripreso a viaggiare sui mezzi pubblici e sono molti i lati positivi: più tempo per pensare, osservare il mondo che si muove, leggere. Arrivo sulla banchina del treno e mi guardo intorno, come incuriosita da una nuova avventura.
Non c’è molta gente, il treno è appena passato e mi siedo accanto a una giovane donna che sta leggendo. Non riesco a vedere il titolo, ma riconosco la classica edizione azzurrina dell’Adelphi e ne sono incuriosita.

Se ne accorge e, forse, tranquillizzata dal fatto che anch’io ho un libro in mano, Doris Lessing, Il diario di Jane Somers, (Feltrinelli) con disinvoltura, quasi come fosse un gesto naturale, inclina il libro in modo che possa leggerne il titolo: L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera.

In quel momento arriva il treno, saliamo e riesco, senza fatica, a conquistare un posto. Dopo un primo momento di indecisione se calarmi nella lettura, decido, come primo giorno, di perdermi tra le facce e inizio ad osservare la natura umana che mi circonda. Ci sono più persone di quante me ne aspettassi con un libro in mano, alcune profondamente immerse nella lettura, altre più distratte. “Chissà cosa stanno leggendo? In quali mondi si trovano?” Decido di indagare. Non con tutti è facile.

Alcune persone quando si accorgono che ti stai interessando al loro libro, o lo chiudono o cercano di nasconderne la copertina, come se quell’interessamento fosse un’invasione della loro intimità, come se scoprire quello che stanno leggendo significasse entrare e, quindi violare, il mondo nel quale si trovano in quel momento. Un giovane di cui non vedo il volto, legge Cani neri di McEwan Ian (Einaudi). Di fronte a lui un uomo intorno alla cinquantina, con un maglione rosso, come la copertina del libro che legge, e una borsa di pelle, potrebbe essere un professore, ha in mano Luciano Canfora, La democrazia. Storia di un’ideologia (Laterza). Ci sono almeno altre quattro o cinque persone, nei sedili intorno a me, che leggono, ma non riesco a vedere cosa. Alcuni hanno libri grandi con pesanti rilegature di cartone, altri ne hanno di dimensioni minori e più leggeri. Mentre scendo intravedo Jonathan Coe, La casa del sonno (Feltrinelli).

Anche sulla banchina della metropolitana, in piedi vicino a me una giovane e bella donna sui trent’anni, ha in mano un grande volume blu e marrone. L’avevo già incrociata sul treno. Non ero riuscita a scoprire cosa leggesse e ne ero molto incuriosita, viste le dimensioni poco consone a una lettura da viaggio; ma lei, come ingelosita aveva girato il libro in modo che non potessi vederlo e si era allontanata rapidamente. Ma questa volta distratta, immersa nella lettura, non si è accorta di me e ho letto chiaramente sulla copertina Giorgio Faletti, Fuori da un evidente destino (Baldini Castoldi Dalai). Nel vagone due ragazze sono immerse in diverse letture, Harry Potter e i doni della morte (Salani) e Corrado Augias, I segreti di Roma (Mondadori).

Anche per queste persone leggere è un modo per “essere altrove” e farlo in un mezzo di trasporto pubblico intensifica il nostro vissuto di mobilità, trasformando la routine del percorso casa-lavoro in un’estraniante esperienza di viaggio.

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